sabato 21 maggio 2011

Prima centrale a biomassa in Sicilia

Torniamo a parlare di energia da biomassa, con la notizia dell’inaugurazione dellaprima centrale in Sicilia, ad Enna, progetto che si inserisce nell’ambito del quadro di sviluppo europeo ed italiano per la produzione di energia elettrica da fontirinnovabili nel quale è impegnata la Regione.
Per la costruzione della centrale si è costituita una società, la Sper, capitanata daRoberto Poggi. E sarà proprio Poggi, l’8 febbraio prossimo a presenziare alla cerimonia di inaugurazione nella Valle del Dittaino alla presenza del governatore sicilianoRaffaele LombardoLa centrale utilizzerà legno di eucalipto ed avrà come capacità di produzione circa 20 MWe. Il progetto prevede realizzazione e collegamento alla Rete Elettrica Nazionale in un tempo massimo di 25 mesi. Della progettazione e della realizzazione si occuperà nel concreto la IgInfrastrutture e Gestioni SpA., società di ingegneria, nonchè azionista di maggioranza della Sper.
L’energia prodotta sarà come una boccata d’aria fresca e illuminerà, a ridotto tasso di emissioni, una vasta area. Il legno che si utilizzerà, il cippato di eucalipto, proviene dai boschi di proprietà dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali delle province di Enna e Caltanissetta. Tutte le operazioni di taglio, cippatura e trasporto della biomassa sono affidate alla “Biomasse Sicilia spa”.
Ricordiamo che la biomassa rientra a tutti gli effetti nelle energie considerate rinnovabili. Viene infatti prodotta utilizzando materiali organici (vegetali o animali) che non hanno subito alcun processo di fossilizzazione. Per tanto l’anidride carbonica che si sprigiona nel processo di produzione dell’energia sarebbe la stessa che si verrebbe ad emettere se si lasciassero questi scarti (biomasse) a decomporsi naturalmente secondo il loro ciclo materiale.
Secondo un rapporto diffuso dal Gse, Gestore dei Servizi Elettrici, in Italia si contavano a fine 2008, 352 impianti alimentati da biomasse e rifiuti per un totale di 1.555 MW di potenza installata e una produzione di 5.966 GWh, con Lombardia, Emilia Romagna, e Veneto in testa alle regioni più produttive.

mercoledì 11 maggio 2011

Fiper: "Verso riconoscimento ruolo strategico di biometano e teleriscaldamento a biomassa"

Il dibattito sullo schema di decreto per il recepimento della direttiva europea sulle fonti rinnovabili, approvato martedì scorso dal Consiglio dei ministri, si arricchisce della voce di Fiper (Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili)


Il ruolo delle biomasse

Fiper esprime apprezzamento per il riconoscimento esplicito neldecreto alla generazione termica da fonti rinnovabili. In particolare per il comparto biomassa-energia, viene di fatto premiato l’uso virtuoso della risorsa legno per il teleriscaldamento.





“La costituzione di un fondo di garanzia a sostegno delle reti di teleriscaldamento a biomassa (articolo 20) è una grande conquista per noi gestori, visto che l’incidenza del costo della rete sull’investimento varia dal 50% al 80%”, spiega il presidente di Fiper, Walter Righini. Che aggiunge: “Condividiamo il principio di collegare i requisiti di accessibilità al Fondo rotativo in funzione della filiera di approvvigionamento della biomassa (comma 4). Gli incentivi, infatti, devono essere correlati alla qualità del combustibile in ingresso e all’efficienza produttiva dell’impianto; in questo senso apprezziamo l’approccio dell’Allegato 2 del decreto e auspichiamo che venga istituita al più presto una Commissione Tecnica che espliciti chiaramente gli indicatori dell’efficienza di conversione”.

Con il decreto, prosegue Righini, “le biomasse finalmente assurgono a un ruolo di primo piano nel paniere delle fonti rinnovabili attraverso la promozione del loro utilizzo per il teleriscaldamento, il biogas, il biometano e i biocarburanti”. Questo grazie anche alla “semplificazione delle autorizzazioni per la realizzazione degli impianti a biometano”, condizione necessaria per l’avvio di un settore che riteniamo strategico in ambito agricolo e nei trasporti.

Nell’ambito dell’incentivazione per la produzione di energia termica, agli strumenti individuati - “a partire dal potenziamento dello strumento dei certificati bianchi”, “dall’impostazione di correlare l’incentivo per la produzione di energia termica e le misure di efficienza alla tipologia di intervento" spostando il  suo peso "sulla bolletta del gas", e "slegandolo così dai vincoli di Bilancio delle manovre finanziarie" -...


lunedì 9 maggio 2011

Wwf:«troppe centrali a biomasse tra Ortona e San Salvo»

ORTONA. Il Wwf Zona Frentana e Costa Teatina esprime oggi «forte preoccupazione sul proliferare di questi tipi di impianti»
Attualmente ben 5 progetti a biomasse, realizzati o in attesa di autorizzazione, della potenza complessiva di 106 MW, sono localizzati a poca distanza l’uno dall’altra: due a Ortona (una da 49,9 MW, a residui di vinacce - l'Aura Energia s.p.a. - e una da 34 MW, a oli vegetali – Ecoenergy s.r.l.), uno a Treglio (da 1 MW, a sansa disoleata e a cippato -  G.C.T s.r.l)  e due a Vasto (una da 4 MW a oli vegetali - Istonia Energy e l’altra di 17 MW a biomasse solide e oli - Industrie Chimiche Puccioni S.p.A), nell'area di Punta Penna.  
         
Al di là delle questioni relative ai singoli impianti, quello che desta maggiore preoccupazione per il Wwf riguarda la mancata disponibilità di dati sulla qualità dell'aria nelle aree interessate da questi progetti.
Già nel mese di marzo l’associazione aveva denunciato le gravi inadempienze della Regione Abruzzosul controllo della qualità dell’aria.


In tutta la Provincia di Chieti non esiste alcun controllo sulle emissioni in atmosfera nonostante il notevole numero di aree industriali (Val di Sangro, Chieti Scalo, Vasto e S.Salvo) e non è stato realizzato neppure il Piano di monitoraggio delle aree industriali del resto previsto dallo stesso Piano di Tutela «Benché per la legislazione italiana ed europea», afferma Ines Palena, presidente di zona del  Wwf, « la biomassa venga assimilata alle altre fonti rinnovabili, in quanto incamera la stessa quantità di CO2 che rilascia una volta bruciata, non può essere considerata una fonte a basso impatto ambientale come il solare o l’eolico, in quanto produce emissioni inquinanti di vario tipo a seguito della combustione. Riteniamo, quindi, che la forte tendenza ad incentivare questo settore, attraverso svariati meccanismi come i Certificati Verdi, piuttosto che gli altri legati alle risorse rinnovabili, non sia alla lunga sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sanitario».


Nell’ultimo Energy Report Wwf del 2011 vengono chiaramente indicate le modalità per ottenere entro il 2050 il 100% dell’energia dalle fonti rinnovabili, sfruttando principalmente energia solare, eolica, idroelettrica e geotermica. L'uso di biocombustibili liquidi e biomasse solide viene rilegato a pochi casi ed in mancanza d'altro.


Certamente, a livello locale, l’unico modo sostenibile per regolamentare l’approvvigionamento energetico –secondo l’associazione ambientalista- passerebbe attraverso «una pianificazione efficace basata sulle reali risorse del territorio e l’elaborazione di linee guida per l’istallazione degli impianti da fonti rinnovabili, strumenti fondamentali che in Abruzzo sono stati redatti solo recentemente».


Il Piano Energetico Regionale promuove l’uso delle biomasse, da cui si prevede la produzione di 200MW di energia entro il 2015, a fronte di una biomassa stimata disponibile per circa 50MW (quindi attraverso la realizzazione di colture dedicate).




Fonte

domenica 24 aprile 2011

Biomasse

Le biomasse comprendono vari materiali di origine biologica, scarti delle attività agricole riutilizzati in apposite centrali termiche per produrre energia elettrica. Si tratta generalmente di scarti dell'agricoltura, dell'allevamento e dell'industria.
  • legname da ardere
  • residui agricoli e forestali
  • scarti dell'industria agroalimentare
  • reflui degli allevamenti
  • rifiuti urbani
  • specie vegetali coltivate per lo scopo
Trarre energia dalle biomasse consente di eliminare rifiuti prodotti dalle attività umane, produrre energia elettrica e ridurre la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio. Una fonte di energia pulita su cui l'UE ha deciso di investire al pari dell'eolico.
I biocombustibili sono un'energia pulita a tutti gli effetti. Liberano nell'ambiente le sole quantità di carbonio che hanno assimilato le piante durante la loro formazione ed una quantità di zolfo e di ossidi di azoto nettamente inferiore a quella rilasciata dai combustibili fossili.
Le opere di riforestazione in zone semi-desertiche permettono di recuperare terreni altrimenti abbandonati da destinare alla produzione di biomasse e contemporaneamente migliorare la qualità dell'aria che respiriamo. Le piante svolgono infatti un'importante funzione di "polmone verde" del pianeta, riducendo l'inquinamento e l'anidride carbonica contenuta nell'aria. Le coltivazioni dedicate esclusivamente a produrre biomasse da destinare alla produzione elettrica non fanno eccezione a questa naturale caratteristica delle piante.
Il fatto che l'energia dalle biomasse si basi soprattutto sugli scarti di produzione delle attività produttive è un'ulteriore vantaggio economico e sociale in quanto il settore riutilizza e smaltisce rifiuti in modo ecologico.
La Finlandia rappresenta l'esempio più calzante per descrivere l'importanza delle biomasse e le possibilità di utilizzo. Gran parte degli scarti della lavorazione della carta e del legno dell'industria finlandese sono destinati alle centrali termiche per produrre energia dalle biomasse. Evitando in questo modo di dover stoccare gli scarti in discariche o pagare per il loro incenerimento.
Quello che un tempo era un costo da sostenere si è oggi trasformato in un'opportunità da non perdere e da sfruttare per produrre preziosa energia elettrica.

Va comunque fatta attenzione al concetto di biomassa, per non confonderlo con quello della termodistruzione dei rifiuti. Le biomasse sono esclusivamente scarti di origine vegetale e non vanno confusi con i rifiuti delle attività umane. Per ridurre l'impatto ambientale è inoltre necessario che le centrali siano di piccole dimensioni ed utilizzino biomasse locali, evitando in questo modo il trasporto da luoghi lontani.


domenica 20 febbraio 2011

Bioetanolo dalle praterie, costi minori grazie alla manipolazione della lignina

L’ostacolo principale relativo alla produzione di biocarburante da panico verga è rappresentato dalle difese naturali della pianta: i ricercatori della Noble Foundation sembrano averlo brillantemente superato grazie a una sottoregolazione nella varietà Alamo
(Rinnovabili.it) – Il bioetanolo derivante dal panico verga, l’erba perenne delle praterie, potrebbe diventare meno costoso grazie a una nuova ricerca della Samuel Roberts Noble Foundation (Oak Ridge National Laboratory). L’intero lavoro è stato pubblicato nei Proceedings of the National Acadamy of Sciences
Il tradizionale ostacolo alla produzione di biocarburanti mediante l’utilizzo di quest’erba è rappresentato dalle difese naturali della stessa pianta nei confronti di insetti, funghi e condizioni climatiche; nonostante ciò, comunque, il panico verga rimane una risorsa fondamentale per il settore bioenergetico, visto che richiede poco nitrogeno e acqua, rendendola un bersaglio perfetto per i miglioramenti transgenici. Il team di ricercatori è stato guidato dal cinese Zeng Yu Wang: in questo caso, si è puntato soprattutto sulla diminuzione di un componente cellulare, l’enzima caffeato O-metiltransferasi, così da ottenere una sottoregolazione nella varietà Alamo: è proprio tale modifica da diminuire la lignina, la parte integrante delle pareti cellulari. Il gruppo della Noble Foundation ha così creato una varietà che è più agevolmente convertibile in biofuel e con costi aggiuntivi più accettabili per quel che concerne la fermentazione. Come si evince dalle dichiarazioni di Wang, “la mutazione transgenica richiede una minore temperatura e solamente un terzo del livello di enzimi necessario per una equivalente fermentazione dell’etanolo”.
(il documento è intitolato “Genetic manipulation of lignin reduce recalcitrante and improbe ethanol production from switchgrass”) e mette in luce una versione transgenica di panico in grado di produrre circa un terzo in più dell’etanolo normalmente ottenuto da questa fonte grazie, in particolare, alla particolare fermentazione che la contraddistingue.


giovedì 10 febbraio 2011

Biomassa in Senato per il teleriscaldamento

E’ stata ricevuta ieri in Senato una delegazione della Federazione dei produttori di energia da fonti rinnovabili. Discutendo in merito all’attuazione del Decreto Rinnovabili i rappresentati Fiper hanno sostenuto la necessità di supportare maggiormente il comparto biomassa.
Continuano le audizioni in Senato per le delegazioni delle associazioni italiane delle rinnovabili. Insieme ad Assosolare ieri è stata la volta di Fiper, la Federazione italiana dei produttori di energia da fonti rinnovabili che si è presentata presso la Commissione Industria, Commercio e Turismo per discutere circa l’attuazione della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.
Le proposte presentate dalla Federazione hanno interessato la progettazione di reti di teleriscaldamento a biomassa, oltre all’avvio della filiera del biometano, ricordando come prendere in esame quanto è stato possibile sfruttando i meccanismi di incentivazione in termini di fonti sostituite, di risorse assorbite, di ricadute occupazionali e di sviluppo dei territori, ha commentato Walter Righini, presidente Fiper.
Secondo quanto sostenuto dalla Federazione la biomassa, insieme alle fonti energetiche non programmabili, tra cui eolico e solare, renderebbe possibile il miglioramento dell’approvvigionamento energetico incrementando e differenziando le fonti pulite. Con l’intenzione di produrre calore ed energia da biomassa, ricorda Fiper, il settore ha bisogno di aiuti e di finanziamenti che facilitino e rendano meno onerosa la ricerca e l’acquisto della materia prima, come ad esempio i trucioli di legno, meglio conosciuti come cippato, utilizzato per alimentare gli impianti di teleriscaldamento.
Sostenere il settore sarebbe, secondo la delegazione delle rinnovabili ascoltata in Senato, un’ottima soluzione per aumentare gli impieghi green concentrati nella produzione di energia e calore a basso impatto ambientale.
“Ci auguriamo che i Decreti attuativi riprendano le indicazioni espresse durante l’Audizione e che le imprese possano operare in un quadro di riferimento chiaro e stabile per essere protagoniste e all’avanguardia europea nella produzione di energia termica ed elettrica dalla biomassa” ha commentato Righini, soddisfatto dell’interesse dimostrato dai senatori durante l’audizione.

martedì 25 gennaio 2011

Teleriscaldamento di Tirano

Il calore generato dalla combustione delle biomasse può essere utilizzato anche per fornire una sorta di "teleriscaldamento". E' quanto avviene nel comune di Tirano in Valtellina. La cogenerazione di energia elettrica avviene tramite il ricorso di biomasse definite "vergini", in altre parole eco-compatibili, come il legname, gli scarti di lavorazione delle segherie o della potatura ecc.

Il riscaldamento è prodotto mediante una grande caldaia centralizzata alimentata con biomasse vergini e collegata agli utenti finali mediante una rete urbana di tubature. In questo modo, circa 1.500 famiglie nel comune di Tirano e di Sondalo beneficiano del "teleriscaldamento".
Secono un articolo pubblicato sulla rivista "Quark" di ottobre 2004 si comprende l'elevato risparmio energetico per la collettività nel caso del teleriscaldamento. Le famiglie del comune di Tirano risparmiano ogni anno 4,4 milioni di litri di gasolio evitando di rilasciare nell'atmosfera circa 11.500 t. di gas serra. (fonte Quark - 2004/10).
La qualità dell'aria nella zona di Tirano sembra essere migliorata in quanto le caratteristiche "naturali" delle biomasse tendono a inquinare meno dell'uso di risorse fossili.
Il modello di biomasse attuato a Tirano ha risolto anche il tradizionale problema dell'inquinamento prodotto a causa dell'approvvigionamento e del trasporto del materiale vergine per la combustione.
Nel caso di Tirano il problema è stato risolto limitando l'approvvigionamento del combustile "naturale" (biomasse) esclusivamente entro un raggio di 60 km. In questo modo non sono necessari grandi quantità di automezzi per trasportare il materiale organico dal luogo di raccolta a quello di combustione.


Fonte